Come fidelizzare gli spettatori cinematografici secondo Luigi Cuciniello

Come fidelizzare lo spettatore cinematografico? Luigi Cuciniello, presidente dell’Anec – Associazione Nazionale Esercenti Cinema, spiega quali sono gli interventi necessari da compiere e quali attività vanno maggiormente sostenute all’interno delle sale, puntando sul dialogo tra esercenti e distributori.

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Oggi, vivendo in una società social, che valore sociale ha una sala cinematografica?

Ha la capacità di aggregare un pubblico che, fisicamente presente in un luogo, può assistere ad un’opera. La sala consente, infatti, una fruizione sociale dei film, superando la visione singola e solitaria, permettendo uno scambio significativo e strettamente collegato al modo in cui un’opera viene fruita. Un conto è vedere un film da soli, anche se in condizioni tecnologicamente adeguate, un altro è vederlo in un contesto in cui le emozioni del pubblico vengono condivise. Si crea una trasmissione tra gli spettatori del film e il film stesso, rendendo così vivo e vitale il cinema e chi lo guarda.

Qual è lo sforzo da compiere per mantenere aperte il più largo numero di sale possibile? Quali interventi possono essere predisposti?

Il primo intervento è sicuramente incentrato su una programmazione organica e strutturata delle opere, in maniera da evitare cannibalizzazioni, cioè periodi di grande affollamento nella programmazione. Il secondo è prevedere delle forme di sostegno alle sale e su questo fronte stiamo già lavorando.

Mi riferisco alla predisposizione dei decreti attuativi della legge cinema, che dovranno sostenere in primis le sale indipendenti per far fronte a costi molto ingenti, come quelli sostenuti per la digitalizzazione, quindi grossi investimenti che hanno modificato il modello organizzativo e strutturale della gestione dei cinema. Inoltre, occorre considerare il fatto che le sale sono spazi molto ampi: con l’inasprimento delle imposte locali – in particolare l’IMU – sono state penalizzate tutte le sale di spettacolo, non solo quelle cinematografiche.

Quanto è importante il dialogo costante tra le società di distribuzione e le piccole sale?

È fondamentale sia per quanto riguarda la programmazione dei film in uscita che la loro promozione. Quando c’è dialogo la programmazione può essere effettuata in maniera intelligente e programmata, e questo consente sia agli spettatori di poter fruire dei film nella maniera più adeguata, sia ai film di incontrare il loro pubblico. Anzi, come diciamo oggi, i loro pubblici, perché non abbiamo più davanti un pubblico massificato, ma tanti pubblici segmentati che devono avere la possibilità di fruire nel migliore dei modi dei prodotti che a loro interessano.

Recentemente ha dichiarato che: “sostenere i cinema significa sostenere attività culturali a 360°”. Quali sono le attività culturali che andrebbero sostenute per favorire le sale?

Ormai le proposte delle sale vanno aldilà della programmazione del singolo film, in quanto presentano una serie di appuntamenti, come rassegne, restauri, dirette di concerti, opere liriche, eventi sportivi e tanto altro. Tutta una serie di attività che, grazie alla digitalizzazione, è possibile mostrare all’interno di una struttura e che vanno sostenute.

Quali sono le iniziative volte alla fidelizzazione dello spettatore?

Ciascun esercente attiva presso il proprio pubblico delle forme di fidelizzazione che vanno dagli ingressi o abbonamenti con condizioni agevolate, alle tariffe diversificate di prezzo del biglietto. E questo è un primo modo per andare incontro a tutti i pubblici: anziani, famiglie, giovani. Poi ci sono una serie di azioni di fidelizzazione legate all’utilizzo dei social network, come l’invio di notizie, informazioni, newsletter, che consentono allo spettatore di restare aggiornato sulle proposte della sala.

Infine, accanto a queste attività, ci sono le anteprime alla presenza di attori e registi, che vengono organizzate anche di concerto con la produzione e la distribuzione del film. L’anteprima è sicuramente un elemento sul quale è importante lavorare, perché fa in modo che il pubblico non incontri soltanto l’opera ma anche i suoi creatori, favorendo un avvicinamento fisico e non mediato del cinema e dei suoi autori.

Esiste un modello europeo virtuoso a cui potersi ispirare?

In generale il modello più citato è quello francese, perché la Francia ha una lunga tradizione di sostegno al cinema in sala, anche in termini economici. C’è un sistema produttivo che funziona e ci sono dei sostegni alle sale che permettono ad un paese come la Francia – con pochi milioni di abitanti in più rispetto all’Italia – di staccare molte più decine di milioni di biglietti in più ogni anno. Quindi c’è un modello di sostegno alle sale molto più efficace del nostro. In Italia però stiamo lavorando sui decreti attuativi della nuova legge proprio per eliminare alcune storture del nostro sistema e arrivare ad una crescita complessiva di un mercato che ha sicuramente grosse potenzialità.

Credits foto in evidenza: Pietro Coccia
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