3 consigli per le sale d’essai secondo Domenico Dinoia

Qual è il futuro delle sale d’essai? Che peso specifico hanno i film d’autore sul mercato cinematografico? Ne abbiamo parlato con Domenico Dinoia, presidente della Fice (Federazione Italiana Cinema d’Essai).

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Quanto è difficile oggi, in Italia, proiettare cinema di qualità artistica e di interesse culturale?

Nel corso degli ultimi anni è cresciuto il numero dei cinema che programmano film d’autore o d’essai. Con l’avvento dei multiplex che la fanno da padroni con i film commerciali e con le grandi produzioni destinate agli adolescenti,molte sale cittadine si sono convertite ad una programmazione rivolta ad un pubblico più adulto e maturo.

Questo,a partire dalle grandi città,ha ampliato la concorrenza sui film d’autore in particolare per quelli di maggiore prestigio o più affermati. Oggi L’uscita di un film di W. Allen, K. Loach, P. Almodovar, R. Polanski, P. Sorrentino,o anche di Castellitto o di Amelio è attesa da molti più cinema di prima con una resa per schermo decisamente più bassa che in passato.

Nello stesso tempo è sempre più difficile programmare con successo film d’essai, opere di giovani autori,film di paesi extraeuropei che non possono contare su una adeguata promozione e sono poco conosciuti dal grande pubblico.

Qual è la funzione di una sala d’essai oggi e come è cambiata rispetto al passato?

La sala d’essai per sua natura è votata a scoprire e far conoscere ad un pubblico più ampio nuovi autori e nuove cinematografie. È stato grazie a queste sale se in Italia abbiamo potuto conoscere ed apprezzare tanti autori e tante cinematografie che al massimo potevano contare su qualche passaggio festivaliero.

Pensiamo ad esempio al cinema francese,tedesco,russo,spagnolo,iraniano fino al cinema latinoamericano degli ultimi anni. Di sicuro oggi occorre un lavoro ancora più non intenso per preparare l’uscita di un film “difficile”. C’è meno disponibilità da parte del pubblico ad aprirsi a proposte quasi sconosciute. Ed è ancora più importante creare una sorta di clientela che si fida ed è disponibile ad assecondare le proposte della sala di riferimento.

Che peso specifico hanno i film d’essai sul mercato cinema nel suo complesso?

Oggi la quota di mercato delle sale d’essai si attesta intorno al 20% dell’intero mercato. Se alcuni film d’essai particolarmente di successo quali ad esempio “Perfetti sconosciuti” o “La pazza gioia” ottengono ottimi risultati anche fuori dal circuito d’essai di contro la stragrande maggioranza dei film d’essai fanno dal 70 al 90 % del Box Office nelle sale d’essai. Più volte su questo la FICE ha presentato studi e ricerche con incassi,presenze e numero di copie distribuite.

La sale d’essai che appeal hanno sul pubblico più giovane?

Da tempo si dice che il pubblico delle sale d’essai è invecchiato e che si fa fatica ad individuare un ricambio generazionale. A parte qualche importante eccezione, valga per tutti il caso de “Il giovane favoloso” o quello de “Il sale della terra”, non vi è dubbio che una larga parte del pubblico di queste sale è avanti con gli anni .

Ma a mio avviso il problema non è tanto la sala quanto il poco interesse dei giovani verso un cinema che non sia “strombazzato”a livello planetario.
Quante volte abbiamo visto ragazze e ragazzi apprezzare film che non avrebbero mai preso in considerazione di loro spontanea volontà e che grazie ad AgisScuola o a iniziative simili hanno potuto apprezzare? Se fosse solo un problema di tipologia di sala ( è vero che la gran parte dell’esercizio d’essai si colloca tra le strutture cittadine e di tipo “tradizionale”) non si spiegherebbe il fatto che i film d’essai o d’autore quando programmati nei grandi multiplex ottengono risultati a dir poco imbarazzanti.

Credo che sia sempre più necessario fare un grande lavoro di alfabetizzazione al cinema con un progetto che coinvolga il Mibact il Miur e tutte le associazioni del cinema per far conoscere i grandi capolavori della settima arte e stimolare la curiosità dei giovani anche verso quelle opere meno “strombazzate” ma forse più ricche di cultura e umanità.

Quali misure si possono predisporre per aumentare le presenze nelle sale d’essai?

Noi abbiamo riposto molta fiducia nella nuova legge voluta da Franceschini e votata dal Parlamento a grande maggioranza ed entrata in vigore dal 1 gennaio 2017. Così come speriamo che anche i decreti attuativi che stanno per essere varati diano un forte impulso a tutto il settore cinema.

La legge molto chiaramente individua tra le priorità la necessità di ampliare l’offerta cinematografica e di tenere in grande considerazione il valore culturale e artistico del cinema a fianco di quello economico. In questo contesto la sala non può non avere un ruolo centrale nella diffusione e valorizzazione dell’opera cinematografica.

Sicuramente occorre ampliare e maggiormente qualificare l’offerta,dando maggiori possibilità alle produzioni alle distribuzioni e alle sale indipendenti.
Per questo ci aspettiamo che gli incentivi maggiori debbano andare prioritariamente in questa direzione e non vi è dubbio e le sale d’essai rientrano a pieno titolo tra i più qualificati destinatari.

Come vede il futuro del circuito d’essai?

Prima di tutto penso che in generale vada riaffermato l’insostituibile valore sociale e culturale della “visione collettiva” e questo vale per tutto il sistema cinema. Forse l’esercizio d’essai proprio perché può contare su un pubblico abituato a frequentare la sala è quello che nel medio periodo soffrirà meno la grande concorrenza che si sta velocemente manifestando e mi riferisco a Netflix, Amazon e a tutte le serie televisive che stanno conoscendo un nuovo grande sviluppo .

Nello stesso tempo il circuito d’essai è quello che soffre maggiormente la stagionalità e la mancanza di film per un lungo periodo,con una rischiosa perdita di contatto con il pubblico che ogni volta deve essere ricostruito dopo l’estate. Inoltre è tutto l’esercizio che deve capire che occorre una grande capacità di reazione e che sempre di più le offerte delle altre piattaforme cercheranno di trattenere a casa o di distogliere dalla sala il pubblico cinematografico, tanto più il pubblico giovane e agiato molto più sensibile alle novità e alla “modernità”.

Continuare a ritenere la visione collettiva un grande momento di socialità e condivisione culturale o artistica è la grande sfida che ci attende nel prossimo periodo. Ma questo non basta. Occorre anche che il passaggio in sala continui ad essere anche dal punto di vista economico un elemento fondamentale per il successo di un film.

Fino ad oggi il passaggio in sala ha rappresentato non solo il primo importante riscontro economico di un film ma anche il vero lancio per tutti gli sfruttamenti successivi. Occorre quindi che si realizzino ancora queste condizioni, almeno per i film che vengono pensati e prodotti per il pubblico della sala cinematografica. Purtroppo questo periodo non è dei migliori e la carenza di film “importanti”non aiuta. C’è molto da lavorare.

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